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Ho convissuto con la mia razionalità, che non era niente male, per più di cinquanta anni (ho fatto studi universitari scientifici e lavorato su questioni giuridiche complesse per circa trenta).
E quando scrivo di razionalità CIECA E DEPISTANTE so quel che dico: Avendo poi scoperto con la terapia analitica e con l'autoanalisi cosa sia l'intuitività e a quali percorsi di conoscenza, ANCHE SCIENTIFICA, essa consente di accedere.
Cose letteralmente IMPENSABILI per me stesso prima della terapia e della autoanalisi.
Ciascuno è libero di credere o di non credere, di pensare che io sia pazzo ma la cecità assoluta che induce la razionalità nei confronti di ciò che è REALE, soprattutto se potenziata dalla condizione dissociativa della coscienza, è ASSOLUTA E TOTALE.
Per non parlare delle continue e potenti RESISTENZE che la razionalità stessa CONTINUAMENTE OPPONE al fatto di venire progressivamente spossessata dal MONOPOLIO della intelligenza umana del quale ha usufruito da sempre.
Non è certo un caso se quella condizione psichica ha afflitto la specie umana da millenni.
Occorre sperimentare su sé stessi questo DRAMMATICO passaggio, questo incredibile e pazzesco TRANSITO dalla razionalità cieca alla intuitività per capire veramente di cosa si sta parlando.
Il fatto che i Buddisti, gli induisti e tutti coloro che seguono in un modo o nell'altro la strada della propria crescita psichica parlino di ILLUMINAZIONE* non è certo un caso.
È questo un modo retorico ed un pò trionfalistico di dire in una parola cosa si vive nel corso di una autoanalisi durante quel lungo e progressivo TRANSITO.
(*) Quando nel corso del processo cominciano ad affiorare alla coscienza i primi INSIGHT, le prime intuizioni spontanee, si comincia a comprendere il senso di quella espressione buddista e cosa essa voglia effettivamente dire nella propria realtà psichica e mentale.