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È un solido composto da dodici facce pentagolani e una quantità di spigoli e di vertici.
È la rappresentazione simbolica (per difetto) dei tanti caratteri e delle tante personalità che la coscienza dissociata è in grado di esprimere in rappresentazione simbolica dei dodici aspetti simbolici del Sè inconscio e dei suoi tanti infiniti multipli.
Dodecaedri di bronzo sono stati ritrovati in varie parti di Europa, risalenti al II e IV secolo a.c., e nel Sud Est asiatico, nessuno sa a cosa servissero e si sono fatte nel tempo molte ipotesi.
Hanno le facce pentagonali forate ed hanno piccole sfere sui vertici.
Forse sono una rappresentazione simbolica del Sè inconscio così come il Giano bifronte con le sue due facce rappresenta le due facce della coscienza, una talora amabile rivolta verso la realtà (la Persona) e l'altra inconscia rivolta, e che si RIVOLTA ferocemente, contro l'inconscio e contro il proprio sé.
Un altro potente oggetto simbolico romano è il dio fallico Priapo, inteso come simbolo sessuale di fertilità o di prosperità, il quale rappresenta invece la capacità di capire di Sé, terapeutica e bene augurante quanto mai altre.