Le sentenze delle Magistrature applicano le leggi e la Costituzione vigente nei paesi democratici.
E le Magistrature sono uno dei tre poteri costituzionali che esistono per controbilanciarsi costantemente in quei poteri.
Tutti e tre costituzionalmente rilevanti.
Le sentenze, interpretando la volontà del legislatore che la norma ha prodotto, esprime SEMPRE e CON esse il significato politico che quella norma e quel legislatore con quella norma intendevano rappresentare.
E quindi esse manifestano costantemente il contropotere bilanciante rispetto a quello dei governi, contropotere di cui le Magistrature sono costituzionalmente investite.
E non a caso quasi sempre le leggi e la Costituzione applicata al caso in esame sono state prodotte da governi diversi da quello in carica e quasi sempre di diverso orientamento politico.
In tutto ciò sta il concetto di "checks and balances" fondativo di ogni sistema sociale libero e democratico e perciò stesso non autoritario e non dittatoriale.
Stupirsi o protestare in quanto una sentenza non è condivisa da un certo governo, qui ed ora, rivela una incapactà profonda di comprendere lo spirito di ogni democrazia.
Incapacità peraltro tipica ed organica di ogni ideologie reazionaria.
In un paese nel quale la corruzione è endemica ed ha investito anche i più alti livelli politici è OVVIO che prima o dopo la Magistratura intervenga per "scoperchiare il barattolo dei vermi".
In un paese nel quale uno di quei poteri deborda dai suoi limiti costituzionali è OVVIO che uno degli altri due intervenga per correggere "l'esondazione" rispetto alle leggi vigenti ed alla Costituzione..
Per cui ogni sentenza è INEVITABILMENTE POLITICA.