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I buddisti, che hanno molto capito di loro stessi, chiamano il loro Sè "Il Budda".

Un placido "essere" interiore che non chiede di essere onorato, pregato o venerato ma solo di essere CAPITO e di essere perciò integrato nella coscienza.

Scopo ed OBBLIGO biologico, genetico, evoluzionistico che in psicoanalisi si chiama “Processo di crescita psichica NORMALE”.

 Personalmente mi piace chiamare il mio Sè genetico, la cui immagine è nella coscienza del Sè, le cui informazioni genetiche in quella coscienza sono state integrate, il mio piccolo dio interiore (il mio piccolo Budda interiore).

E talora mi chiedo, ma a ciò non ho risposta: Chissà se sia possibile che questo mio piccolo dio interiore, in un qualche modo per me misterioso, non comunichi con il Dio degli Universi ?.

Perchè forse una qualche affinità tra i due, tra ogni piccolo Sè di ogni essere umano e di  ogni essere vivente e quell’altro dio, ci dovrebbe pur essere.

                                                                                                                              (scritto il 19/8/25)

 

 

 

 

 


 

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