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"Il saṃsāra nel Buddhismo

Per il Buddhismo dei Nikāya è il ciclo vitale al quale tutti gli esseri senzienti sono sottoposti data la condizione indisciplinata della loro mente. Accumulando karma negativo di fatto gli esseri senzienti si "condannano" ad una nuova rinascita di sofferenza in un livello inferiore dell'esistenza (es. nel "regno animale" o degli "spiriti") aumentando così la probabilità di essere più facilmente vittima delle emozioni perturbatrici e precipitare dunque in un livello ancora più basso d'esistenza. Anche l'accumulo di karma (pāli, karma, sanscrito) positivo comporta una rinascita nel ciclo, anche se in condizioni più favorevoli, e, dato che è la vita in quanto tale che fa sperimentare la sofferenza (vedi Quattro nobili verità), la condizione migliore è quella di un abbandono del Samsāra (Nibbāna).

 

Per le scuole del Buddhismo Mahāyāna non vi è invece differenza tra samsara e nirvana. È nel regno in cui la vita rinasce che si realizza il nirvana, ambedue i mondi sono vuoti (śūnyatā) di qualsiasi proprietà inerente. La realizzazione di questa profonda verità porta alla liberazione completa (bodhi)."

Da Wiki.

 

Interpretazione:

Ciò che nel Buddismo, ma non solo, viene definito "Samsara" è l'incatenamento dell'essere umano alle false informazioni del falso sè, imposti alla sua psiche dall'imprinting infantile, cosa che determina nel dolore e nella sofferenza tutta la sua vita.

La liberazione dal Samsara in psicoanalisi avviene grazie al processo di crescita psichica ed alla conseguente trasformazione della coscienza, continuamente "nutrita" dalla interpretazione intuitiva dei simboli onirici e dalle informazioni genetiche del proprio Sè.

                                                                                                                             (scritto il 19/8/25)

 

 

 

 

 


 

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