"L'arcobaleno della gravità" (Gravity's Rainbow) è il terzo romanzo dello scrittore statunitense Thomas Pynchon, pubblicato negli Stati Uniti d'America nel 1973.
Ne riporto un stralcio significativo, tratto da Wiki:
"Oltre lo zero.
Londra, dicembre 1944. La capitale britannica è sotto il tiro dei missili V2 che i tedeschi lanciano dalla costa olandese. I servizi di intelligence scoprono una significativa coincidenza tra i luoghi colpiti dalle bombe-razzo tedesche e gli appuntamenti a sfondo erotico del tenente Tyrone Slothrop dell'esercito degli Stati Uniti. Slothrop viene inserito in un programma di ricerca che lavora su fenomeni paranormali reclutati per la guerra; nel suo caso si ipotizza una sorta di riflesso pavloviano: l'eccitazione sessuale di Slothrop si manifesta nel luogo dove piomberà la V2.
Da bambino Slothrop è stato oggetto degli esperimenti di un certo Laszlo Jamf, che attualmente lavora in Germania per la IG Farben nel quadro delle ricerche finanziate dal comando supremo della Wehrmacht; negli anni venti aveva condizionato il piccolo Slothrop a reagire con un'erezione a un determinato stimolo (È una molto vaga rappresentazione simbolica dell'imprinting infantile e di un fenomeno di sincronicità (nel quale il luogo dive avviene l'evento psichico che sottende l'erezione coincide con l'obiettivo dove colpirà la V2 , n.d.a.); al termine del ciclo di esperimenti provvide a de-condizionarlo, dimenticando però probabilmente quello che Pavlov definiva “estinzione latente, asintomatica, oltre lo zero”, cioè un de-condizionamento protratto al di là del punto in cui il riflesso è annullato".
In tutto ciò l'autore del romanzo esprime creativamente alcuni suoi meccanismi psichici che gli sono del tutto inconsci.
Anche dopo l'estinzione, il riflesso pavloniano può riapparire (recupero spontaneo) dopo un periodo di riposo, ma sarà meno intenso, mostrando che l'apprendimento (della coscienza infantile imposto dall'imprinting infantile parentale, n.d.a.) non è completamente cancellato, ma (solo in parte, n.d.a.) inibito (dallo adattamento secondario n.d.a.).