Uso questa metafora per definire il Sč, il mio Sč ma anche il Sč negato di ogni essere umano.
Il quale vive in due mondi:Il mondo della coscienza razionale ed il mondo della coscienza quantistica.
In una realtą fatta di un mondo che "vibra" tra l'apparenza e la realtą, tra la rappresentazione* ed il suo significato, tra i sogni ed i loro significati che si inverano, quando si diventa cosciente di Sč, nella sua coscienza e non pił in una realtą sincronica rispetto ad essi.
E nel corso dell'imprinting infantile impostogli dai genitori, ed a loro imposto da un ordine sociale apparentemente immutabile, la lacerazione tra l'essere e l'apparire nel corso della infanzia si allarga sempre di pił fino a diventare la realtą della patologia mentale dissociativa, la realtą alienata ed alienante della sua stessa vita: Tra un continuo apparire narcisistico e la continua negazione del suo essere, della sua stessa esistenza di individuo, della sua realtą di essere vivente, di animale pensante e cosciente di sč.
(*) "Pił egli contempla, meno vive; pił accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la sua propria esistenza ed il suo proprio desiderio" (Guy Debord).