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29/6/11

La scena si svolge nell’arco di una settimana.

Il palcoscenico:

In Via Torino il fabbricato è stato riverniciato da poco e dentro si sente un odore pungente di cucina.

E’ la mensa dei poveri della città.

Un pesante bancone con quattro finestre divide la cucina dagli ospiti.

Una delle finestre fa da cassa. L’addetta alla cassa prende i soldi e dà una specie di buono.

Gli altri tre sportelli sono dedicati alla distribuzione del cibo. Ci lavorano di solito dei volontari, gente comune oppure boy scout.

Qualche ragazzo o ragazza delle scuole superiori che fa volontariato, qualche pensionato o pensionata.

 

Il cibo:

Il primo piatto, pasta o riso, viene cucinato nella cucina della mensa . Il secondo è costituito da cibi donati e portati là da qualche trattoria cui è avanzato oppure che è  avanzato da qualche ricco buffet di chissà quale festa lussuosa .

Oppure cibo vicino alla scadenza donato da qualche supermercato.

Viene scaldato nella cucina e  poi distribuito.

Se non arriva niente si ripiega sul formaggio.

Il pane arriva a sacchi , un po’ raffermo, donato da qualche fornaio di buon cuore.

A mezzogiorno si serve un bicchiere di vino , la sera solo acqua. Già di ubriachi ne arrivano fin troppi.

 

Lunedi:

Il volontario allo sportello ripete come una litania:Oggi spaghetti al sugo e wurstel di pollo.

Difficile farsi capire dai nigeriani.

Il volontario impapocchia allora quattro parole in un inglese da brivido. Va meglio con i nordafricani, lui con il francese se la cava meglio.

Gli ospiti che hanno pagato le 1200 lire alla cassa indicano con avidità questo o quel cibo.

Si mette nel vassoio il pane ed un tovagliolo di carta e si prendono gli spaghetti dal calderone della pasta ed il secondo dalla grande teglia.Un bicchiere sul vassoio e via (nella sala da pranzo lì a fianco c’è un rubinetto per l’acqua).

 

Suor Geremia:

Di solito sta alla cassa.Pretende i soldi da tutti altrimenti non da il buono. Dice che fa così affinchè  il povero si dia da fare per procurarsi quei pochi soldi,  per evitare che si arrenda alla sua povertà.

Sembra un modo crudele, talora si nega il cibo a chi ha fame.

E’ una donna molto decisa, forse fin troppo. Certe volte temo che qualcuno possa reagire violentemente  ai suoi dinieghi ma per fortuna non succede mai. O quasi.

Diversamente da quello che si crede la fame è una buona consigliera.

 

Giovanna la volontaria:

Ha gli occhi smarriti e si impappina con i poveri che non sono italiani. E’ carina ma gli ospiti che arrivano non la guardano proprio. Guardano invece con avidità il cibo fumante sopra i fornelli della cucina.

Hanno fretta di avere il cibo e Giovanna si impappina ancora di più.

 

Thomas il bambino di colore:

La mensa offre un servizio di recapito per la posta per gli immigrati senza residenza , una visita medica offerta da un volontario medico e una doccia per chi ha voglia di farsela.

Suor Geremia ha ampliato il servizio e si è offerta di fare da baby-sitter a Thomas.La madre ha trovato un lavoro e non sapeva a chi lasciare il bambino.

Ed ora Thomas sgambetta in mezzo ai volontari che distribuiscono il cibo, tra la cucina e lo spogliatoio.

 

Martedi:

Tommaso:

Arriva Tommaso e quando arriva è un problema. Non si lava mai ed il suo odore si sente appena inizia a fare i tre scalini dell’ingresso.

Cercano di convincerlo a farsi una doccia di là ma deve essere molto affezionato al suo odore.

Viene servito molto rapidamente e di solito si siede in mensa ad un tavolo da solo.

Forse non a caso.

 

Stefania:

E’ bellissima , i tratti del viso delicati.E’ strafatta all’ultimo stadio.

Non parla, non capisce più nulla, ha occhi bellissimi che fissano il vuoto. E’ accompagnata da uno molto più vecchio di lei strafatto anche lui.

Chiede il cibo per entrambi e sospinge la ragazza verso la mensa.Viene un senso di ribellione a vederla ridotta così ma ora occorre servire Mohammed.

 

Mohammed:

L’uomo giovane dall’aria intelligente è semiparalizzato , il viso segnato da diverse cicatrici.

Dicono che era un piccolo spacciatore  e che ha avuto a che ridire con altri tre o quattro spacciatori che lo hanno massacrato di botte lasciandolo per terra come morto.

E ci sarebbero riusciti se quelli della Croce Verde non lo avessero preso per i capelli giusto un attimo prima che scivolasse nell’aldilà .

Il risultato ora è quello.

Ogni volta che viene si sa che bisogna portargli il vassoio con il cibo fino al tavolo , lui con un braccio solo non ce la fa.

 

La sala mensa ed i suoi tavoli:

Due ragazzi passano degli stracci umidi sui tavoli che si liberano e ripuliscono dagli avanzi e portano via i vassoi.

Hanno un’aria indifferente forse sono dei dipendenti della Caritas. Certo che entrare nella mensa è un pugno nello stomaco.Il cattivo odore è tremendo Tommaso non è l’unico che avrebbe bisogno di una buona doccia.

 

Mercoledi:

Suor Margherita:

Deve essere una suora francescana per via dei sandali e dei piedi nudi.

E’ alta , ossuta, dalle grandi mani e dai grandi piedi. Si da molto da fare nella mensa ma ha gli occhi sempre tristi.

Ogni volta mi verrebbe voglia di abbracciarla per consolarla e sono quasi sicuro che lo vorrebbe anche lei ma so che non si può.

 

Aristide:

Aristide è uno psicotico ed un problema da niente.

Quando arriva comincia ad urlare che vede sangue che scorre dall’alto, che vede sangue dappertutto.

Ha in bocca una pipa maleodorante e bisogna trattarlo con i guanti per evitare che dia in escandescenze  più di quanto già non faccia di solito.

Perfino suor Geremia non insiste più di tanto se lui non ha le 1200 lire. Capisce che è meglio lasciar perdere.

Aristide prende il vassoio con il cibo, si siede per terra davanti allo sportello e si mette a mangiare là. Nessuno gli dice niente e tutti sperano che finisca presto e vada via.

 

Gigi:

E’ uno giovane ben piazzato fisicamente . Guadagna qualche lira spingendo al mattino le bancarelle della frutta dagli androni nei quali vengono ricoverate per la notte fino alle piazze. E la sera al contrario.

Lo incontro qualche volta per le viuzze del centro, ci salutiamo ma mi pare che si vergogni della sua povertà e mi dispiace per lui.

 

Le donne:

Qualche volta arriva qualche donna italiana o straniera che sia. Entra incerta con gli occhi spaventati e si mette in fila. La suora alla cassa allora apre la seconda sala della mensa , sala che è sempre chiusa per mantenerla pulita, e la fa mettere di là per sottrarla all’odore ed alla bolgia dell’altra sala. Solidarietà tra donne penso, in fondo sono donne anche le suore.

 

Giovedi:

Gelsomino:

Gelsomino arriva sempre di fretta . Cammina in modo buffo , traballando, per via dei piedi piatti. Chiede pressantemente  alla suora alla cassa i soldi per le sigarette.

Da quello che ho capito vive come un barbone dormendo alla stazione ma ha dei genitori che stanno bene economicamente e si sono ormai rassegnati alla loro disgrazia. Lasciano alla suora dei soldi per le sigarette del figlio e per assicurargli un pasto.

La suora un po’ lo ricatta.

Gli dice che gli darà i soldi per le sigarette se si fa una doccia. Si vede ad occhio nudo che ne ha molto ma molto bisogno.

Qualche volta Gelsomino accetta altre volte la manda all’inferno e va via.

 

Teresa la barbona:

Arriva con due enormi borsoni a tracolla e due o tre sacchetti di plastica strapieni per mano.Non si capisce perché si porti in giro così tanta roba tutto il giorno ma è evidente che qualsiasi cosa sia lei a tutta quella roba ci tiene moltissimo e infatti non la molla mai.

Quando entra tutti brontolano per via che vengono spostati di qua e di là dalle borsone ma lei non se ne cura.Senza mollare mai i sacchetti prende il vassoio con il cibo e va a mangiare di là.

 

Suor Teodora la cuoca:

E’ attentissima alla distribuzione del cibo . Mai darne più del dovuto. E’ un sottofondo perpetuo di brontolii nella cucina che è il suo regno incontrastato.

Qualche volontario si commuove ai gesti dell’ospite di turno che gli fa capire a gesti  di buttare più pasta nel piatto. Ha la fame dipinta sulla faccia a caratteri cubitali e di soppiatto il volontario ne mette qualche forchettata in più.

Senza farsi vedere sennò il brontolio alza di volume.

 

Enrico il volontario:

E’ un volontario che viene dai boy scout. Arriva con la sua divisa ben stirata e prende sempre appunti. Ci ho messo un po’ a capire cosa avesse tanto da scrivere.

Egli chiede agli stranieri come si chiamano nella loro lingua i vari piatti che serve la mensa , come si chiamano in albanese, in romeno, in arabo, in nigeriano,ecc. la pasta al sugo e la bistecca ed il formaggio. E quando qualcuno non capisce il nome del piatto in italiano lui ci prova alla bene e meglio con le varie lingue.

Mi ha fatto rivalutare il mio stupido giudizio sui boy scout (il bambino vestito da cretino ecc.).

 

Venerdi:

Aristide:

Arriva ancora Aristide.Fa il suo solito numero del sangue che scorre dappertutto.Ma questa volta vede Thomas il bambino di colore che sgambetta in cucina e comincia ad urlargli in dialetto:”Simmia,Simmia”, ed a inveirgli contro dicendogli di tutto.

Si sporge nello sportello come per acchiapparlo.

Il bambino si spaventa ed arretra mentre la ragazzina che lo serve allo sportello e che non lo conosceva sbianca e quasi sviene.

Subentro io, rassicuro il bambino e lo metto dietro di me e chiedo calmo ad Aristide cosa voglia da mangiare.

Dice che vuole essere servito dalla ragazza ma io non mi sposto:Sei venuto qua per fare polemiche o per mangiare ? , gli chiedo calmissimo.

La fame ha la meglio prende il suo vassoio e stavolta va a sedersi al tavolo.

E’ uno che fa paura perché non si sa mai come possa reagire.

 

Giorgio Gallo:

E’ un uomo di mezza età vestito dignitosamente. Con molta dignità prende il cibo e qualche volta lo incontro per le piazze. Va sempre di fretta e non capisco perché corra tanto.

Ci salutiamo con simpatia.

Dopo un po’ non l’ho più incontrato, mi sa che è morto. La vita da barbone non è molto salutare e purtroppo non dura molto.

 

Sabato:

Quello con il coltello:

Non si capisce cosa sia successo, forse qualche diniego di troppo da parte di suor Geremia lo ha fatto imbestialire o forse è solo ubriaco. Urla e litiga e spintona tutti.

Tutti gli altri arretrano spaventati.

La suora chiama la polizia che arriva subito , il posto è ben conosciuto dagli agenti.

Il tizio prende un coltello dal vassoio e scappa fuori.

Avviso gli agenti che l’uomo ha preso un coltello .E’ da cucina, senza punta, ma in questi casi non si sa mai.

 

Domenica:

La mensa di domenica è chiusa.

 

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