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3/5/10

Aveva la passione dei libri antichi e un giorno scorrendo con le dita il dorso di alcuni volumi sullo scaffale di una vecchia libreria in calle San Teodor a Venezia la sua attenzione, non si sa perché, fu attirata da un volume in particolare, un antico libro la cui copertina sbiadita e consunta a malapena lasciava intravedere il titolo dell’opera ed il nome del suo autore.      

Lo tirò giù dallo scaffale e andò alla cassa.

Le faccio un buon prezzo , gli disse il libraio che conosceva  la sua passione per i libri antichi date le sue frequenti visite in quella libreria.

A casa sullo scrittoio con cautela aprì la copertina e con ancora più cautela cominciò a sfogliare il volume.

Era sicuramente scritto in un latino dotto e molto antico e i caratteri assomigliavano a quelli inventati dall’olandese Elzevier nel XVI secolo.

La stampa delle pagine, corrose dal tempo e da chissà quali vicissitudini, a fatica faceva capire qualche parola del testo.

Ne scorse una decina di pagine e si ripromise di consultarlo con più attenzione la sera.

Nel riporlo nello scafale basso della sua libreria il libro un po’ si squinterno e quella che sembrava una pagina centrale del volume cadde a terra.

Gennaro si rammaricò di quello che gli pareva un danno arrecato al suo nuovo acquisto.

Raccolse il foglio e si accorse che esso era piegato in quattro. Non era un pagina del libro ma qualcosa che era stato riposto tra le sue pagine.

Appoggiò il foglio sullo scrittoio e cercò di dispiegarlo essendo il foglio ripiegato in quattro.

Sotto la luce della lampada il foglio si rivelò essere una mappa o una pianta di una qualche costruzione .

Non si capiva bene ma nell’angolo a destra del foglio c’era una scritta ancora leggibile: “Sior Giacomo nob. Venier, Calle del Navigator drio il Campo dei Turchi.”

Gennaro pur abitando a Venezia da molti anni non ricordava che esistesse quella Calle e quel Campo. Si ripromise l’indomani di fare qualche ricerca in proposito.

Al mattino dopo si era svegliato presto e vestitosi in fretta uscì di casa con la carta trovata la sera prima ripiegata in quattro nella borsa.

Si avviò spedito e ben presto si rese conto di essersi addentrato in una zona di Venezia che non aveva mai frequentato.

Leggendo le scritte delle varie calle che si susseguivano lungo il suo percorso ad un certo punto si fermò di botto.

La calle sboccava infatti in un campiello e sulla targa in alto sul muro era scritto: “Campo dei Turchi”.

Subito dopo trovò la Calle del Navigator e proprio in angolo un targa di marmo riportava la scritta “Palazzo Venier”.

Entrò nel portone aperto e dopo pochi passi si ritrovò in un antico giardino interno pieno di grandi alberi secolari e sterpaglie.

Al centro del giardino si intravedeva una specie di casetta che stonava con il grande palazzo che la circondava in ogni lato.

Pareva assediata dalla sterpaglia ed a stento Gennaro riuscì ad arrivare alla porta sgangherata che dava accesso alla casa.

Nella mappa che aveva portato con sé una grande area quadrata riportava nella sua parte centrale un’altra area quadrata e a Gennaro venne spontaneo pensare che quella figura riproducesse il giardino circondato dal palazzo e la casetta posta al suo interno.

Entrò circospetto e si stupì delle dimensioni del suo interno .La casa era composta da molte stanze tutte con grandi affreschi alle pareti.In certe stanze anziché affreschi c’erano grandi dipinti.

Colpiva il fatto che tutti gli affreschi e tutti i dipinti riportavano scene di battaglia tra due eserciti nemici.

Dal numero di caduti sui rispettivi campi si intuiva che si trattava di battaglie feroci e senza tregua alcuna.

Sfuggiva il riferimento storico. I guerrieri delle due parti avevano acconciatura o armature diverse in ogni diverso quadro.

Diverse  e di vari colori e stemmi erano le bandiere da combattimento.

Percorse le diverse stanze con circospezione.

In una stanza vide una scala che scendeva al piano inferiore e con essa discese..

Ogni tanto alla fioca luce della sua lampada scrutava la mappa che aveva trovato nel libro ma si accorse che non era di grande aiuto.

Il piano inferiore era composto da un numero di stanze inferiore rispetto al piano superiore.E anche in queste stanze affreschi e dipinti riproducevano scene di battaglie .

Discese ancora ed ancora.

Ben presto cominciò a rendersi conto che ciascun piano conteneva un numero di stanze inferiore rispetto al piano superiore e che inoltre nelle scene di battaglia riprodotte sui quadri e sugli affreschi i combattenti dei rispettivi campi erano sempre meno numerosi e sempre meno i caduti riprodotti.

Finalmente giunse ad un piano, il più basso ed anche il più umido,  composto da un’unica stanza e priva di scale.Si comprendeva che questo era il piano inferiore di tutta la costruzione .

Su una parete della stanza c’era il segno di una porta murata, invalicabile.

I quadri alle pareti raffiguravano ora una lotta solo tra due combattenti.

Lotta comunque feroce e, che si intuiva, senza esclusione di colpi.

I due combattenti portavano pesanti armature e i tratti dei loro visi erano di uomini molto vecchi e molto provati.

Li guardò meglio ed osservò i loro visi anche negli altri dipinti ed affreschi che adornavano le pareti di quell’unica stanza.

Erano sempre gli stessi due uomini che combattevano e a Gennaro infine parve di riconoscerli.

Ebbe come una vertigine e si appoggiò al muro.

Si sentì soffocare e si avviò verso la scala per risalire.

Si risvegliò all’alba con il viso appoggiato sullo scrittoio sul cui piano era distesa la mappa che aveva trovato nel libro.

Non capì mai se aveva solo sognato quella esplorazione o se invece essa fosse realmente avvenuta.

 

 

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