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Lo specchio è il più fedele amico dell’uomo, l’amico che implacabilmente gli dice sempre e comunque la verità.

Eppure…….

Giacinto aveva costruito per sé una vita regolata come un orologio.Casa e lavoro, lavoro e casa.

Lui e la moglie, una donna della sua stessa taglia umana, non avevano avuto figli ma non ci pensavano più di tanto.

I ritmi della loro vita quotidiana, così regolari e regolati, bastavano ed avanzavano a riempire le loro esistenze.

Giacinto si svegliava ogni giorno alle sette, faceva i suoi bisogni in bagno e poi si lavava e si faceva la barba davanti allo specchio.

E lo specchio gli restituiva ogni mattina sempre la stessa faccia, un po’ pesta per la notte di sonno, mezza ricoperta dalla schiuma da barba.

Gli anni passavano ed il tempo più che dagli innumerevoli orologi che Giacinto teneva in casa era scandito da quegli immutabili ritmi di vita.

Casa e lavoro, lavoro e casa.

Accadde uno di quegli immutabili giorni che Giacinto dopo una notte inspiegabilmente agitata si guardò allo specchio e sobbalzò arretrando.

L’angoscia lo traversò all’improvviso e una domanda, orribile solo a pensarla, gli fulminò la mente:Ma di chi è quella faccia riflessa nello specchio?

Si sedette tremante sul bordo della vasca da bagno e cercò di tirare il fiato.

Poi si alzò lento e si avvicinò ancora allo specchio.La faccia che vedeva e che tanto lo terrorizzava non era lui, non poteva essere lui.

Eppure….

Guardando di sottecchi notò che gli occhi di quella faccia (era sua, non era sua ???) assomigliavano a quelli della madre, santa donna, che non gli aveva risparmiato uno schiaffo nemmeno nelle feste comandate.

Il mento e la bocca poi, sì il mento e la bocca , assomigliavano a quelli del padre , uomo severo che non gliene aveva fatto passare mai una liscia.

Le orecchie invece assomigliavano a quelle di una zia materna dove da piccolo talora trascorreva  interi pomeriggi.

Donna virtuosa la cui casa emanava un tanfo spietato di chiuso e di vecchiume.

Giacinto si risedette sul bordo della vasca cercando di calmarsi e lentamente si rese conto di quanto odiasse quelle persone che sembrava si fossero impossessate del riflesso della sua faccia.

Quanto odiasse la sua infanzia senza amore, i suoi genitori senza passione, i suoi parenti ricchi solo di spocchia e di egoismo, i suoi insegnanti svogliati e presuntuosi, i suoi compagni di scuola prepotenti e malevoli.

E via via la bolla di odio, che si andava gonfiando nel suo cuore (era come si fosse liberato un demonio per troppo tempo incatenato),  travolse inesorabilmente i suoi colleghi di lavoro, i parenti della moglie, gli amici con i quali il sabato guardavano insieme la partita, i passanti che lo sfioravano nel tragitto casa lavoro.

E poi i suoi vestiti, i suoi comportamenti, le sue idee, le sue povere passioni, la sua miserabile sessualità.

Si accorse che da tutto questo sfasciume si salvava solo la moglie, la dolcissima Elisa.

Uscì dal bagno tremante e alla moglie che lo guardava esterefatta, ancora in pigiama la barba sfatta l’aria stravolta pallido come un morto, disse deciso, con una voce ferma che non gli pareva nemmeno la sua : Chiama l’idraulico, SUBITO !!!, è ora di rifare completamente il bagno!.

 

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