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Il neurologo e scrittore inglese Oliver Sacks, che si occupò del fenomeno dei tormentoni musicali nel libro Musicofilia e in altri testi, scrisse di come la normale immaginazione musicale possa diventare patologica in chi sia affetto da certe condizioni neurologiche. In quei casi la ripetizione di un motivo nella testa può diventare compulsiva, incessante e per niente gradevole.

In Musicofilia citò il caso di una sua paziente affetta da parkinsonismo postencefalitico, che gli raccontò «di come nei suoi stati “congelati” fosse spesso stata “confinata”, come diceva lei, in un “recinto musicale”: sette coppie di note (le quattordici note di “Povero Rigoletto”) che si ripetevano in modo irresistibile nella sua mente». La paziente di Sacks gli disse che quelle note formavano un «quadrilatero musicale» i cui lati lei era costretta a percorrere mentalmente all’infinito, e questo fenomeno era andato avanti in modo intermittente, ogni volta per ore, nell’arco dei 43 anni della sua malattia.

L’interesse e la familiarità delle persone con gli earworm risale a epoche molto lontane. Già negli anni Venti del Novecento il compositore e musicologo russo Nikolaj Slonimskij, dopo aver studiato i canti popolari del suo paese per cercare di scoprire cosa li rendesse memorabili, cominciò a scrivere «parti musicali in grado di accalappiare la mente dell’ascoltatore costringendola all’imitazione e alla ripetizione», scrive Sacks. Parte di quel lavoro confluì nel libro di Slonimskij del 1947 Thesaurus of scales and melodic patterns, in seguito letto da molti musicisti e considerato influente da autori come John Coltrane e Frank Zappa.

 

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