Un ricercatore, uno scienziato, quale che sia il suo campo di ricerca, che fosse dissociato da sé per questo solo fatto avrebbe una visione  di sé stesso a dir poco dimezzata e , come conseguenza ineluttabile, avrebbe una visione del mondo egualmente dimezzata.

Egli di ciò non si renderebbe  né potrebbe rendersene conto  , malgrado la sua intelligenza razionale particolarmente sviluppata,  in quanto le resistenze  della sua coscienza, tese al mantenimento dello status quo,  glielo impedirebbero.

Senza che egli se ne possa rendere conto.

Un ricercatore che ha una visione di sé stesso e del mondo dimezzata (anche se egli non si rende conto di ciò né lo capisce) è come un individuo privo di una gamba  che volesse battere il record olimpionico dei 100 metri .

E’ come un individuo che essendo privo di un occhio  a sua insaputa, contesta la visione binoculare a colui che gli occhi li ha entrambi.

E si potrebbe continuare.

Lo sviluppo della sola funzione razionale , della sola intelligenza razionale,  e la preparazione culturale nel campo della ricerca sono strumenti oggettivamente inadeguati ai fini di quella ricerca , qualche che essa sia.

La presenza sporadica in qualche scienziato di una seppur larvata capacità intuitiva fa gridare “al genio”.

E talune sporadiche intuizioni hanno consentito perfino a qualcuno di essi di prendere  il Premio Nobel.

Si pensi a quale sviluppo potrebbe avere la ricerca scientifica , in qualsiasi campo,   se il ricercatore riuscisse a diventare cosciente di sé ed a sviluppare appieno la propria funzione intuizione in sinergia con la propria funzione razionale.

 

 


 

Torna alla home pageTorna alla pagina indici Ottobre 2020