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Si riprende qui la mitologia della morte dell’eroe già trattata nel pezzo del 2210/16 nel seguito riportato e  di cui a questo link          (http://www.mandala2006.it/pagina_218_16.htm ).

La morte dell’eroe : In tutti i corpi mitologici che rappresentano nelle più svariatissime forme il processo di crescita psichica  “l’eroe” che muove il processo (Enkido nell’epopea di Gilgamesch,  Mosè nella traversata del deserto, il Cristo, ecc., ecc. ) alla conclusione della saga  muore.

Per comprendere questo finale che appare, ma non è, tragico occorre guardarsi allo specchio.

Ciò che ciascuno vede nello specchio è il suo Sé.

Cioè l’individuo nella sua corporalietà .

Non vedrà allo specchio ovviamente una componente importante di quel Sé cioè la sua psiche che pure del Sé fa parte.

Ciò che in psicoanalisi si definisce come il Sé è un simbolo che rappresenta a livello psichico la totalità di quell’essere vivente .

Questo simbolo si può manifestarsi nei sogni in forma di pesce ,in forma di rettile, in forma di albero, ecc. ecc..

Via via che il processo di crescita va avanti e vengono integrati nella coscienza i significati dei tanti simboli onirici si costruisce nella coscienza una immagine sempre più fedele del proprio Sé.

E quel simbolo che lo ha rappresentato nel corso del processo via via perde di intensità energetica in quanto essa viene , insieme ai tanti significati che lo rappresentavano , integrata nella coscienza.

Il Sé simbolico inconscio via via si prosciuga , perde di intensità .

Ed alla fine del processo si potrà ben dire  che è morto.

A livello inconscio sicuramente, anche se l’individuo rimarrà più vivo e più vegeto di prima.

Più vivo e vegeto di prima in quanto il suo Sé ha subito una trasformazione vitalissima e la sua morte significa per l’individuo vita."

 

Trattiamo ora questa mitologia  con riferimento al mito di Sansone.

Il mito in breve:

“Sansone è un uomo dalla forza straordinaria che nel corso della sua vita compie grazie a quella forza straordinarie imprese contro un popolo, i Farisei,il quale opprime gli ebrei.

Un giorno egli si innamora di una donna Dalila la quale , sotto la pressione dei Farisei, insiste affinchè Sansone gli sveli il segreto della sua forza.

Dopo molte reticenze finalmente egli gli svela il segreto della sua forzala quale  risiede nei suoi capelli raccolti in sette trecce.

Quando si addormenta Dalila gli fa tagliare da un altro uomo i capelli.

Reso Sansone debole ed inetto i Farisei lo accecano e lo schiavizzano nei lavori più umili.

Intanto i capelli ricrescono e quando è il momento giusto Sansone si fa accompagnare fino alle colonne portanti del tempio e con la sua forma ritornata smisurata abbatte il tempio travolgendo ed uccidendo sé stesso e tutti i Farisei.”

Il nostro Sansone è un antichissimo simbolo mitologico del Sé.

Esso viene castrato dalla donna che ama e che così lo tradisce .

Gli vengono tagliati i lunghi capelli intrecciati in sette trecce,viene cioè castrato dalla coscienza del Sé (7 come simbolo della coscienza del Sé).

A questo punto egli diviene una vittima impotente dei suoi nemici, i Farisei che opprimono il popolo ebraico (la coscienza infestata dalle protesi del falso le quali che reprimono i contenuti istintuali dell’inconscio).

I capelli però lentamente ricrescono , la forza ritorna e Sansone si fa accompagnare alle colonne portanti del tempio distruggendolo ed uccidendo sé stesso e tutti i Farisei.

Il mito è una rappresentazione sia  della potenza del Sé inconscio sia  della sua castrazione primaria.

Segue a questo evento drammatico il lento  ripristino della forza del Sé che qui può ben interpretarsi come la conquista della coscienza di sé grazie al processo di crescita.

Fino alla morte dell’eroe che libera la coscienza (il tempio) delle opprimenti protesi del falso “uccidendole ed uccidendo sé stesso”.

 

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