Un parametro che occorre tenere presente relativamente alla durata di una terapia è la velocità di elaborazione dei nuovi significati da parte della coscienza del soggetto/a.

Le protesi del falso sé sono costrutti psichici che vengono tenuti sempre attivi dalla elaborazione della coscienza .

Lo spazio per la elaborazione dei nuovi significati del Sé, che essa riesce ad integrare, è condizionata dalla invasività di quelle protesi.

Questa condizione psichica di solito viene esposta in sede di verbalizzazione con una specie di mantra ripetitivo:”Io non ho mai tempo” oppure “in casa non ho più spazio da mettere dentro altri libri (o qualcos’altro) ”.

Lo spazio di elaborazione della coscienza , così come condizionato da quelle protesi, rende particolarmente e lunga ogni nuova elaborazione e di conseguenza rallenta , e non di poco, il conseguente mutamento.

Tutto ciò può talora essere rappresentato in qualche sogno come un’area nella quale passeggiano (ovviamente lentamente) alcune tartarughe .

A fronte della lentezza della elaborazione dei nuovi significati sta un’alta  velocità di elaborazione della coscienza finalizzata al  mantenere sempre attive le  tante protesi del falso sé.

Velocità e continuità di elaborazione che implica una stato continuo di eccitazione della mente.

Attività mentale che può diventare parossistica ogni volta che si prospetta la possibilità di integrazione di un qualche nuovo significato dell’inconscio.

Attività che si costituisce , essa pure contro di esso,  come ulteriore resistenza.

 

 

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