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      La chiocciola , il labirinto e la spirale sono modalità simboliche diverse di rappresentare la coscienza.

      Il labirinto in particolare ne rappresenta con precisione la struttura meandrica  nella quale la coscienza stessa e l’individuo possono perdersi irrimediabilmente se non  sufficientemente  attrezzati.

     L’attrezzo principe è ovviamente la funzione intuizione , il filo di Arianna, il quale consente di districarsi  tra i tanti simboli e resistenze che rendono impervia la strada del prendere coscienza di sé.

      Un’altra rappresentazione della coscienza è contenuta nel romanzo di Umberto Eco “il nome della rosa”.

     La torre con la sua labirintica biblioteca del Monastero Benedettino della coscienza è felice ed insieme angosciante rappresentazione.

      E non è certo un caso che Umberto Eco affidi al sapiente Guglielmo da Baskerville il compito di ritrovare il suo allievo Adso da Melk che in quel labirinto si era perduto.

     Usando com’è ovvio “il filo di Arianna” (un filo di lana della sua tonaca) per ritrovare la strada dell’uscita.

     Il sapienziale e vietatissimo manoscritto  del secondo libro della Poetica di Aristotile dedicato alla commedia ed al riso è qui rappresentazione  simbolica dell’inconscio e della sapienza del Sé.

    Manoscritto la cui esistenza è ferocemente negata dal terribile frate cieco (rappresentazione simbolica del complesso di castrazione ) che non solo nega l’esistenza di quel manoscritto ma anzi lo distrugge distruggendo così sé stesso e l’intera biblioteca.

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