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Scriveva Giuseppe Dossetti nel 1994:

"Sono andato al ginnasio - avevo nove anni - nei giorni della Marcia su Roma, nei giorni dell’avvento del Fascismo...Ripensando poi con intelligenza matura quell’evento, ho confermato le prime impressioni infantili o da adolescente del medesimo, cioè l’impressione - per dirla globalmente - di una grande farsa: una grande farsa accompagnata da una grande diseducazione del nostro Paese e del nostro popolo, assieme all’impressione di un grande inganno, anche se seguito certamente con illusione da una maggioranza, che però sempre più si lasciava ingannare e fuorviare. Quindi c’è una prima cosa ben ferma nella maturazione sopravvenuta della mia coscienza e nella riflessione su quegli eventi che la mia fanciullezza, quasi la mia prima adolescenza, aveva vissuto, una riflessione radicale nel profondo: un irriducibile antifascismo, non solo per il passato, ma anche per il presente e per il futuro e per tutto quello che può assimilarsi o preparare un nuovo fascismo". ("Il Vangelo nella Storia. Conversazioni 1993-1995", Ed. Paoline, Milano 2012 - pagina 24).

Nulla è cambiato, da allora come ancora da prima, sulla condizione psichica di massa che produceva, allora come oggi, quella massa di individui massificati, quell'inganno e quella perniciosa illusione.

Accompagnate dalla totale incapacità di capire di sè e della loro stessa realtà .

            (scritto il 18/9/23)

 

 

 

 

 

 


 

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