Il problema della malattia mentale è problema che in apparenza attinge l’individuo ma che è in realtà problema che riguarda esclusivamente la sua coscienza ed il suo inconscio.

Nel corso della terapia l’individuo il suo ego e la sua volontà sono “oggetti” pressoché inerti, inconsapevoli se non addirittura ostili.

Da curare è la coscienza e l’inconscio .

Occorre essere chiari e netti.Ciò che la coscienza conosce NON è ciò che conosce l’ego.Essa ha un patrimonio di conoscenza che esclude da sé la conoscenza dell’ego e talora l’ego stesso.

Da curare è la coscienza e l’inconscio .

Da curare dalla enormi quantità di immondizia che l’infanzia e l’esperienza hanno accumulato in loro strutturandoli patologicamente.

Immondizia che ha impediscono un normale rapporto tra coscienza ed inconscio , tra coscienza e Sé,  tra coscienza ed Anima (o Animus).

Rapporto negato che ha impedito che le forze istintuali dell’inconscio e del Sé costruissero nella coscienza stessa il progetto ,probabilmente genetico, che sostiene il processo di crescita psichica.

Recuperare il rapporto con l’inconscio e con i sogni , grazie alla consapevolezza dell’analista, è la via.

L’unica che io conosca.

Uno dei tanti problemi della terapia è dovuto al fatto che la ferita o le ferite che l’imprinting infantile ha inferto alla coscienza negandole la sua funzione di terminale del processo di crescita si sono  cronicizzate  sono cioè affondate nell’inconscio inverando in esso costrutti rappresentativi di quelle esperienze negative.

Questi costrutti  (li si può pure chiamare complessi energizzati se si preferisce) in quanto diventati inconsci si proiettano su aspetti della realtà.

Su questi oggetti la coscienza investe affettivamente strutturando intorno ad essi potenti difese e resistenze.

Per cui ciò che genera sofferenza, sintomi, nevrosi e quant’altro viene tenacemente difeso dalla coscienza  e per un motivo piuttosto semplice: Non avendo altro la coscienza difende strenuamente , ai fini della sua sopravvivenza, ciò che ha.

Attraverso la terapia la coscienza può entrare in possesso di nuovi oggetti del Sé (i significati dei simboli onirici) sostituendo via via quelli avvelenati e velenosi che l’infanzia le ha improvvidamente donato.

Si purifica così la coscienza e si purifica, da questi oggetti velenosi, l’inconscio.

La terapia avvia perciò un processo di liberazione e di risanamento che a terapia conclusa procede autonomamente verso la completa risoluzione dei problemi.

Di solito, salve rarissime eccezioni,  senza che l’individuo e l’ego capisca ciò che gli sta accadendo.

Sia nel corso della terapia sia dopo.

La consapevolezza è, purtroppo, merce assai rara.

Essa è , con l’apprendimento e con lo sviluppo della capacità intuitiva , l’attivazione e l’ampliamento di un canale di comunicazione tra ciò che la coscienza conosce e viene a conoscere e ciò che può conoscere l’ego.

Con il processo di crescita in consapevolezza si livella, si allinea , si sincronizza il patrimonio di conoscenza della coscienza con il patrimonio di conoscenza dell’ego.

Ciò che la coscienza capisce diventa ciò che l’ego capisce.

E non si creda che la cosa sia così ovvia. Tutt’altro.

Con la crescita psichica la coscienza cessa di essere soggetto autonomo e spesso ostile all’individuo ed al suo Sé e diventa invece struttura psichica (macchinetta neuronale) sotto il controllo del Sé e sotto la costante osservazione dell’ego.

Diventa cioè , finalmente , patrimonio creativo dell’individuo e non il suo più feroce nemico.

 

 

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