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In molte comunità umane esistono dei simboli, degli abiti, degli accessori specifici  i quali ,una volta indossati, dicono agli altri membri di quella comunità dell’appartenenza alla stessa dell’individuo che li indossa.

E nello stesso tempo l’individuo che li indossa riceverà  da quella comunità un feedback positivo di accettazione  e di appartenenza che lo riconoscerà come membro della comunità.

Quale che sia la motivazione sociale o religiosa dell’uso di tali simboli, abiti ed accessori la funzione prevalente di essi è sempre la stessa :dimostrare la propria appartenenza alla comunità ed essere riconosciuto come ad essa appartenente.

Sarebbero perciò questi usi la manifestazione di una chiave identificativa di appartenenza.

Tanto importanti sono queste chiavi che in talune culture la loro violazione può determinare nei confronti “dell’eretico” reazioni molto violente.

Tra i tanti esempi possibili si possono citare i turbanti dei sik, il velo nelle sue varie versioni delle  donne musulmane, le divise delle varie specialità militari , il grembiulino da muratore delle logge massoniche , ecc. ,ecc..

La cosa è talmente diffusa da far pensare che essa possa essere una espansione rappresentativa di un sottostante ed analogo processo psichico che viene utilizzato istintivamente da ogni nuovo venuto/a in un ambito parentale nei primi mesi o nei primissimi anni dalla sua nascita.

Potrebbe essere che in un qualche momento dopo la nascita l’inconscio del nuovo venuto/a faccia affiorare  alla piccola coscienza in formazione dello stesso un qualche suo contenuto (presumibilmente un contenuto inconscio di natura sessuale) allo scopo di mostrare a quell’ambiente un contenuto identificativo della propria natura inconscia.

Se questo contenuto è già presente in quell’ambito parentale (nelle coscienze dei membri adulti di quell’ambito) esso verrà accettato e il piccolo venuto accettato come membro dell’ambito.

Quello che succederà nel prosieguo del processo di crescita,  cosa dei contenuti successivamente affioranti  dall’inconscio del bambino verrà accettato o meno da quell’ambito, definirà il livello di dissociazione da sé che verrà imposto al nuovo venuto.

Livello di dissociazione analogo ed omologo a quello di quell’ambito parentale.

Se invece il primo dei contenuti inconsci affioranti alla coscienza del nuovo venuto non è presente nelle coscienze dei membri dell’ambito parentale i loro comportamenti inconsci provvederanno più o meno brutalmente a farlo rimuovere.

Ponendo le basi per un individuo border-line totalmente  castrato da sé.

A partire da quel punto l’ambito familiare  imporrà a quella coscienza dissociata le proprie chiavi di protesi omologando in toto il piccolo individuo a sé stesso ed alle proprie problematiche psichiche.

 

 

 

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