Di solito nel tardo pomeriggio porto del cibo ai vari gatti randagi che si danno appuntamento nel mio cortile.

Oggi sono uscito in cortile in un primo pomeriggio assolato e sono rimasto là ad osservare i campi.

Di corsa è arrivata una gatta che ha smesso da qualche giorno di allattare i suoi quattro cuccioli  in quanto già in grado di allattarsi da soli.

La gatta rivolta verso il campo di granoturco, dove di solito essi prendono il fresco, i suoi gattini ed ha lanciato il richiamo, con un  miagolio assolutamente tipico, “correte che si mangia”.

E subito dopo i quattro gattini, più altri due che di solito giocano con loro, sono accorsi di corsa.

Quando i gattini si sono avvicinati fiduciosi alla madre per farsi allattare essa li ha allontanati con un feroce ringhiio ed una zampata.

I gattini si sono allontanati presumo delusi con l’aria sconfortata.

Ma allora perché la gatta ha lanciato quel richiamo ?.

Essa ha dato ai suoi cuccioli una comunicazione complessa di tipo simbolico che aveva un preciso significato : “correte che si mangia” (prima parte della comunicazione)  e “non sono io che vi darò da mangiare ma questo scemotto che è ora apparso nel cortile” (seconda parte della comunicazione, ringhiio e zampata).

Parrebbe quindi che l’animale abbia la capacità di associare una figura umana al cibarsi ed al cibo (e questo è fin troppo ovvio) ma anche di comunicare questa associazione ai suoi cuccioli attraverso una serie di comportamenti che hanno un significato cioè che sono simbolici.

E perché non dovrebbe essere così ?

I gatti come molte specie dotate di cervello è noto che sognano e quindi si presume che la loro coscienza abbia familiarità con il linguaggio simbolico tipico dei sogni e con i significati che essi trasmettono alla coscienza stessa allo scopo di far sviluppare, secondo un progetto genetico ed istintivo, la loro coscienza di sé, la loro coscienza istintuale, la loro psiche felina adulta.

Senza la quale , per inciso, l’animale non potrebbe sopravvivere nell’ambiente naturale.

La cosa ha a che fare con gli esseri umani ?.

Ma non è finita.

Qui ci si trova davanti ad un fenomeno di trasmissione della esperienza , cioè di trasmissione della conoscenza (ancorchè inconscia) attraverso un linguaggio simbolico , attraverso una forma di comunicazione complessa assolutamente simbolica.

Ma non è la stessa cosa (e sempre con un linguaggio simbolico !) di quando i genitori trasmettono inconsapevolmente ai loro figli la loro conoscenza, o meglio la conoscenza acquisita dalla loro coscienza, così come l’hanno acquisita inconsciamente nella infanzia nel corso del loro imprinting ?.

Strutturando così la psiche dei figli (nel bene e più spesso nel male) ad immagine della loro.

 

 

 

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